04/03/2021. “Quella di Giuseppe Uva, operaio di quarantatré anni morto a Varese il 14 giugno 2008, è una delle tante vicende di abusi da parte delle forze di polizia che, come associazione “A Buon Diritto”, abbiamo seguito negli ultimi quindici anni, ed è tra le più esemplari – sostengono Luigi Manconi e Valentina Calderone nella prefazione al volume dal titolo La vita rubata. Storia di Giuseppe Uva. Morto. Ma nessuno lo ha ucciso. Nel ricostruirla e analizzarla, possiamo trovare una quantità di elementi utili a evidenziare alcune dinamiche che intrecciano illegalità di Stato, spirito di corpo, malagiustizia e responsabilità medica. Soprattutto, la storia di Uva è un esempio lampante di come la conclusione dell’iter giudiziario possa non restituire affatto la verità di quanto accaduto e non assicurare giustizia per una morte che presenta ancora molti lati oscuri e suscita dubbi e interrogativi destinati a rimanere senza risposta. Il titolo di questo libro, La vita rubata, è decisamente appropriato. Una vita presa, strappata, buttata via, quella di Giuseppe Uva, rubata appunto come fosse cosa di poco conto e di nessun valore, come il furto di un’autoradio o un qualunque altro reato ormai endemico nella vita notturna di una città”.
La sera del 13 giugno 2008 due amici guardano una partita di calcio in tv; poi escono, bevono, schiamazzano per la strada. Vengono prelevati e portati in caserma dai carabinieri. La mattina dopo uno di loro, Giuseppe Uva, è in ospedale, morto. Ciò che è successo durante quella notte è diventato materia di un processo durato quasi dodici anni, al termine del quale la Corte di Cassazione ha deciso di assolvere gli imputati da tutte le accuse.
Per la morte di Uva non c’è nessun responsabile. Tra le migliaia di pagine di atti giudiziari, vengono pubblicate in quest’opera quelle attraverso cui la storia di Uva emerge nel modo più chiaro e attendibile. Ci sono, quasi come in un romanzo, i fatti successi per la strada, in caserma, in ospedale. Ci sono i personaggi: vittime, imputati, avvocati, magistrati. E ci sono la dignità, la vita e la morte del cittadino Giuseppe Uva.
Con il patrocinio di Amnesty International

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