17/01/2024. “Da una vita emersa e morta a una sommersa. Come a Kyiv, il sistema sotterraneo della city underground di Kharkiv offriva una soluzione alternativa ai cittadini per non scappare. La maggior parte delle stazioni della metropolitana è stata trasformata in bivacchi permanenti per centinaia di famiglie che non avevano alcuna intenzione di fare da bersaglio al tiro dei missili russi. La più abitata, quella di maidan Konstytutsii, piazza della Costituzione. Attraverso una galleria di negozi, io e Oleh siamo arrivati alla biglietteria e da lì una scala mobile ci ha condotto nelle viscere della terra, non in basso come Arsenalna a Kyiv, ma quasi. La stazione è diventata una piccola città sotterranea. Le autorità cittadine hanno piazzato le carrozze della metro lungo i marciapiedi nelle due direzioni. Ognuna è stata data in uso a una o più famiglie a seconda della consistenza del nucleo, privacy garantita da pareti di polistirolo. Tecnicamente lì sotto non mancava nulla. Nell’androne centrale c’erano i tavoli dell’assistenza, la preparazione e la consegna dei pasti, il punto per la ricarica dei telefonini, l’area giochi per i bambini”.
Ucraina, Kharkiv, questa è la testimonianza raccolta dal nostro autore Pierfrancesco Curzi nel libro dal titolo Check-point Kyiv. L’invasione dell’Ucraina raccontata dal campo durante uno dei numerosissimi viaggi compiuti nel Paese dove la guerra ormai è diventata di casa da quasi due anni.

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