19/10/2026. “Il caïd sorride e batte le mani. La schiava nera senza alcun rumore porta del tè su un vassoio d’argento, lo appoggia davanti al caïd e si sposta verso la porta, in attesa di nuovi ordini. Lui comincia a preparare il tè, versando diverse radici da varie scatole. Dopo aver aggiunto un pizzico di menta e zucchero, lo fa bollire e, una volta accertatosi che il tè è buono, ce lo serve.
Ogni volta si alza dal suo cuscino, si avvicina a me o a Manrie e, chinando la testa, ci allunga un bicchierino di tè.
Anzi, no, non è un tè: è un nettare dal profumo di menta, arancio e noci.
Al secondo bicchierino la dolce tenerezza e l’amore ti entrano nel sangue, ti annebbiano la testa e anche lo sguardo diventa sognante e lontano”.
In queste righe la scrittrice ucraina Sofia Yablonska ci descrive, con partecipazione e ammirazione, la complessa procedura della preparazione del tè in Marocco. Yablonska, giovane donna indipendente, visitò da sola il Marocco nei primi mesi del 1929. Dai suoi appunti nacque il diario di viaggio Char Maroka, tradotto in italiano per Infinito edizioni da Marina Sorina, con il titolo L’incanto del Marocco.
La traduttrice Marina Sorina, insieme alla giornalista Karima e al dott. Idriss Amid, presentano il libro a Roma, venerdì 23 ottobre, alla libreria Griot alle 18,30.

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