Lo sfogo di Laura Lenbach, “In agonia”, di Miroslav Krleža
On Gennaio 21, 2021 | 0 Comments

21/01/2021. “Tutto quello che dici è una vera depravazione! Non capisco proprio perché provi gusto a maltrattarmi in un modo così perverso. Non posso starmene in pace nemmeno al lavoro, ma questo è terribile! Per tutto il pomeriggio sto con il terrore di vederti apparire sulla porta da un momento all’altro! Ma non ti ho già dato l’altro giorno tutto quello che c’era in cassa? Non ci siamo visti per due sere e tu avevi promesso in ginocchio che quella sarebbe stata l’ultima volta, e adesso ci risiamo! Ti prego di capire una volta per tutte: io non ho i soldi per il tuo chemin de fer! Sono sfinita, lavoro giornate intere, credo di meritare la fine di questa tortura! Ieri sera quella scenata con Dinstman, oggi questo maggiore con il biglietto da visita, l’altroieri sera il circo davanti a tutto il personale, oggi di nuovo il circo! I miei nervi sono completamente distrutti, non ce la faccio più…”

Con queste parole di sfogo rivolte al marito Laura Lenbach, protagonista principale del dramma psicologico In agonia, scritto da Miroslav Krleža e tradotto in italiano da Anita Vuco, ci introduce nella realtà decadente di una famiglia patrizia originaria di Zagabria e del suo declino. Scritto inizialmente in due atti, che trent’anni dopo la prima stesura divennero tre, con In agonia e con le altre due opere della trilogia – I Signori Glembay (1928) e Leda (1930) – Krleža raggiunge l’apice della forza espressiva della sua arte che, in un’epoca dominata da una poetica sperimentale che da Pirandello si propaga, attraverso Brecht, fino agli scrittori del dopoguerra come Ionesco e Beckett, si allontana dall’avanguardia drammaturgica e ritorna ai modelli anti-cechoviani. Con In agonia, che è il suo dramma più volte messo in scena, l’autore zagabrese viene consacrato come una delle figure culturali più eminenti prima del panorama croato e jugoslavo, poi di quello europeo dell’epoca.

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