02/03/2022. “Nel continente americano, nonostante la pena capitale non sia stata completamente abolita e saltuariamente – soprattutto nell’area caraibica – si levino voci per la ripresa della sua applicazione, gli Usa restano l’unico Stato a eseguire condanne a morte – scrive Riccardo Noury, portavoce della sezione italiana di Amnesty International nel volume dal titolo Molla chi boia
La lenta fine della pena di morte negli Stati Uniti. Insieme al Giappone, sono l’unico Paese del G7 o Gruppo dei Sette – organizzazione intergovernativa internazionale della quale fanno parte i sette Stati con le economie più avanzate del pianeta, Italia inclusa – a eseguire condanne alla pena capitale.
La pena di morte è prevista in 27 dei cinquanta stati della federazione, oltre che nel codice federale civile e in quello militare, seppure in questi ultimi due casi sia stata introdotta una moratoria – continua Noury. Una moratoria è anche vigente in tre degli stati mantenitori, California, Oregon e Pennsylvania, e in altri tredici non si sono verificate esecuzioni negli ultimi dieci anni”.
L’interessante e originale lavoro di Noury dedicato alla pena di morte negli Stati Uniti d’America mostra la tendenza, consolidata negli ultimi decenni, verso una progressiva diminuzione del ricorso alla pena capitale e si snoda attraverso alcuni punti chiave qualila cancellazione della pena di morte in alcuni stati, l’esaurimento delle scorte di uno dei prodotti impiegati per l’iniezione letale, gli orientamenti dell’opinione pubblica, le campagne delle organizzazioni abolizioniste, le sentenze dei tribunali federali e statali e soprattutto le storie dei prigionieri messi a morte, vittime in alcuni casi di veri e propri esperimenti su esseri umani.

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