08/02/2022. “Molto importante è l’emersione, all’interno della società civile, di gruppi abolizionisti costituiti da genitori delle vittime di crimini violenti che, come nel caso della famiglia Weeks prima citata, rifiutano (“Not in our name”) l’idea che l’uccisione di un loro figlio o di una loro figlia debba essere seguita dall’omicidio dell’assassino – scrive Riccardo Noury, portavoce della sezione italiana di Amnesty International nel volume dal titolo Molla chi boia
La lenta fine della pena di morte negli Stati Uniti. In questo modo anche l’ultimo argomento nelle mani delle autorità che si dichiarano ancora a favore della pena di morte, ossia la “teoria del conforto”, secondo la quale l’uccisione di un assassino darebbe – per l’appunto – conforto alla famiglia della persona assassinata, decade fragorosamente”.
L’interessante e originale lavoro di Noury dedicato alla pena di morte negli Stati Uniti d’America mostra la tendenza, consolidata negli ultimi decenni, verso una progressiva diminuzione del ricorso alla pena capitale e si snoda attraverso alcuni punti chiave qualila cancellazione della pena di morte in alcuni stati, l’esaurimento delle scorte di uno dei prodotti impiegati per l’iniezione letale, gli orientamenti dell’opinione pubblica, le campagne delle organizzazioni abolizioniste, le sentenze dei tribunali federali e statali e soprattutto le storie dei prigionieri messi a morte, vittime in alcuni casi di veri e propri esperimenti su esseri umani.

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