Nuova condanna per Bahey Eldin Hassan

26/08/2020. Lo storico attivista egiziano Bahey Eldin Hassan, attivo fin dagli anni ’80 e fondatore del Cairo Institute for Human Rights Studies, è stato condannato ieri in contumacia a 15 anni di prigione con l’accusa di diffusione di notizie false e attività anti-governativa all’estero. Abbiamo chiesto alla nostra autrice Azzurra Meringolo Scarfoglio che nel libro dal titolo FUGA DALL’EGITTO racconta le vicende di esuli egiziani, tra cui lo stesso Hassan, un commento, che potete leggere qui sotto.

“Per decenni, l’indipendenza della Magistratura in Egitto è stata uno degli obiettivi a cui ho dedicato la mia vita. Per tutto questo tempo, ho unito le forze con giudici di grande principio dediti allo stesso obiettivo. Li invito a continuare la loro lotta per essere liberi dal dominio della sicurezza statale sul funzionamento della giustizia; solo una Magistratura indipendente sradicherà la repressione dall’Egitto” dichiara Bahey Eldin Hassan poche ore dopo aver appreso che cosa gli spetterebbe qualora decidesse di tornare in patria, anche solo per qualche giorno.  Poche parole che non entrano nel merito dell’assurda sentenza del caso 5370 del 2020 contro di lui, ma commentano l’ancora più assurda fusione e sovrapposizione dei poteri in un Egitto che ormai dieci anni dopo la rivoluzione di piazza Tahrir si deve accontentare di una Magistratura manovrata dal potere esecutivo, quel potere in mano ai militari che domani su tutti gli altri. La condanna arriva infatti da una corte che si occupa di questioni legate al terrorismo – quello reale e quello cibernetico – e che in base alla recente legge proprio su quest’ultimo crimine ha accusato Bahey Eldin Hassan di aver insultato il sistema giudiziario e diffuso false notizie, soprattutto via social, ma anche partecipando a conferenze internazionali, alcune delle quali tenute anche recentemente in Italia.

Una sentenza che secondo il Cairo Institute si inserisce nel contesto di una ben più ampia campagna per la “sicurezza dello Stato in corso almeno da sei anni” sulla quale Bahey Eldin Hassan si era espresso in modo critico anche sulle pagine del New York Times già tre anni fa. Una campagna – denuncia la Ong – che viene portata avanti attraverso “intimidazioni e ritorsioni contro i difensori dei diritti umani dentro e fuori dal Paese” al fine di dissuaderli dal denunciare i gravi crimini commessi dal regime contro i diritti umani.  La biografia stessa di Bahey – pilastro della diffusione della cultura dei diritti umani in tutta la regione – contiene un’altra condanna, anch’essa in contumacia, a tre anni di carcere e una multa di 20 mila lire egiziane (2.000 euro) per aver diffamato la Magistratura con un tweet (caso 5530 del 2019). Accuse simili a quelle della condanna più recente, frutto di indagini commissione dallo stesso Procuratore che aveva deciso di sospendere le inchieste relative alla denuncia depositata da Bahey nei confronti del presentatore televisivo che aveva incitato la sua uccisione.

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