13/12/2020. “Il successo di Dayton (con tutti i difetti su cui altri si soffermeranno) è ascrivibile a una serie di fattori: la credibilità degli Stati Uniti anche in termini di hard power, la scelta di un luogo isolato, la dettagliata preparazione dei documenti affidata a una nutrita squadra di esperti, la personalità di Holbrooke. E le regole del gioco da lui dettate: negoziato a oltranza, divieto di minacciare di andarsene, nessuna successiva approvazione parlamentare. Ancora più importante: gli interlocutori erano i presidenti di Serbia, Croazia e BiH, non i loro ministri degli Esteri”.
Con queste parole Francesco Bascone, già Ambasciatore d’Italia in Serbia, commenta nel libro collettivo dal titolo Dayton, 1995. La fine della guerra in Bosnia Erzegovina, l’inizio del nuovo caos curato da Silvio Ziliotto e Luca Leone, gli Accordi di Dayton che posero fine alla guerra d’aggressione contro la Bosnia Erzegovina (BiH), esplosa nel 1992. Gli Accordi di Dayton vennero ufficialmente firmati il 14 dicembre del 1995 a Parigi, all’Eliseo, nel corso di una cerimonia solenne affollata da capi di Stato e di governo.
Silvio Ziliotto e Luca Leone, in Dayton, 1995, spiegano la scelta del luogo, le ragioni di una parte e dell’altra, i protagonisti principali e secondari delle trattative. Dayton, 1995 raccoglie ventisei voci di altissimo spessore, testimoni dell’epoca, diplomatici, giornalisti, scrittori, giuristi, religiosi, cooperanti ed esperti di Bosnia Erzegovina e di Balcani che raccontano spaccati inediti dal loro osservatorio speciale durante le settimane che precedettero e seguirono il raggiungimento degli Accordi, partecipando al contempo al dibattito sull’efficacia, i limiti, gli errori di chi li negoziò, viste la situazione di stallo sociale ed economico e la gestione improvvida del potere da parte delle élite politiche attuali.

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