“Quel silenzio in fondo al mare”, il ricordo del motopeschereccio Rita Evelin

01/02/2024. “Sulla banchina sono ormeggiati i motopescherecci, pronti per la notte di pesca. I marinai hanno caricato le reti, le cassette da riempire di pesce e hanno acceso i motori. Li guardo con tristezza, forse con rabbia pensando a chi sta uscendo e a chi, invece, è in fondo al mare. Invasa dalla rabbia e dal risentimento, mi viene in mente che la tragedia del naufragio di tre uomini sia percepita dalla gente alla stregua di una semplice fatalità. Il mito creato intorno al mare magnanimo, ma anche ingordo verso i suoi figli. Lo pensano i marinai, lo diceva anche Francesco quando imparava a memoria i versi delle poesie e dei detti nel nostro dialetto, senza rendersi conto che dentro questa storia c’è un significato molto più profondo che riguarda misure di sicurezza ridotte, più lasche, meno stringenti perché il lavoro manca. E se tu protesti o molli, altri prenderanno il tuo posto. La sicurezza non dovrebbe mai essere negoziabile, neppure nei periodi di crisi economica. Invece, è proprio lì che si iniziano a ridurre i costi. Il lavoro dovrebbe garantire la sopravvivenza, la soddisfazione dei bisogni e la crescita delle persone: il lavoro è la base della nostra nazione democratica, ma cosa succede quando tutto si rovescia e il lavoro ti uccide?”

Antonella Roncarolo nel nuovo libro dal titolo Quel silenzio in fondo al mare. Il naufragio nel mare Adriatico del motopeschereccio Rita Evelin ci porta a conoscere la vicenda del motopeschereccio Rita Evelin, affondato nell’ottobre del 2006 al largo di San Benedetto del Tronto. Voce narrante coinvolta in prima persona è Giovanna, cugina di Francesco Annibali, una delle vittime, che con grande passione ed emozione ricorda con affetto il cugino scomparso e rivive momento per momento, con una rara e composta intensità, quei giorni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *