18/04/2019. “Voci… voci… quante…! Che non mi danno ancora pace. Poi… poi ho saputo che stava succedendo. Me l’ha raccontato Salvatore Capogrossi, che gli agrari del paese pagavano gli squadristi e che, dopo le manifestazioni che avevamo fatto per Matteotti, avevano deciso di farci capire chi comandava. Mi ha detto che li avevano portati a pranzo nelle loro cantine, che li avevano fatti ubriacare e che verso le undici di sera li avevano fatti uscire con l’ordine di farsi sentire da tutta Genzano, con tanta gente che a quell’ora dormiva da un pezzo.
Dopo, dopo un bel po’, l’ho letto pure nella relazione di un ispettore regionale. Diceva che «la nota squadra» si era riunita in casa dell’assessore Mancini e che da lì poi si era diretta verso il centro del paese, cantando le solite canzoni di Bombe e sempre bombe, con le solite grida, gli spari di rivoltella e le minacce a quei pochi che erano ancora in giro. Parlava di energumeni avvinazzati, «armati come al solito» e convinti di uscirne «come al solito per il rotto della cuffia». Così era scritto. Era scritto anche che «accadde l’inevitabile». Quella sera però non sapevo, nessuno di noi poteva sapere, che cosa poteva essere l’inevitabile.”
Dodici vicende realmente accadute, di ordinaria quotidianità, eppure divenute oggetto di indagini, causa di processi e a volte di dure condanne durante il ventennio fascista.
Ugo Mancini in Sotto la cenere. Nel ventennio, quando vivere era in qualche modo resistere descrive storie di donne e di uomini esistiti, riproposti con libertà narrativa nel tentativo di restituire il loro universo interiore, fatto di incertezze e di speranze, di delusioni e di paure, di fronte a un mondo che, con proclami epocali e annunci roboanti, si allontanava sempre più dai loro bisogni reali, rendendo le loro difficoltà ancora più insopportabili.
Storie che ricordano, come un monito, ciò che può accadere a chiunque, nella vita di tutti i giorni, quando l’esistenza del singolo viene subordinata a indefinibili mete o a fumosi interessi superiori o quando per sfuggire alla miseria morale e materiale di un periodo poco felice ci si lascia ammaliare da prospettive mirabolanti, da semplificazioni o da ideologie che individuano la soluzione di tutti i problemi nella lotta apocalittica contro il “nemico” di turno.
“Il libro di Ugo Mancini è non solo una lettura coinvolgente e piacevole, un’ipotesi di teatro vivo, ma anche, soprattutto, un utilissimo e innovativo strumento didattico per aiutare i più giovani a rendersi conto che la storia non sono nomi e date sui libri ma materia che è passata per le loro strade, le loro case, i loro vicini e i loro parenti”. (Alessandro Portelli)

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