Trump insiste con il muro: rapporti Usa – “Messico in bilico”
On Gennaio 9, 2019 | 0 Comments

«Dobbiamo costruire il muro, che potrebbe essere d’acciaio invece che di cemento, è questione di sicurezza, della sicurezza del nostro Paese. Non abbiamo scelta». E ancora: «La scelta dell’acciaio è più forte e meno invasiva». Ma meno invasiva per chi, Presidente Trump?

«Il confine meridionale degli Stati Uniti va messo in sicurezza», «stiamo attraversando una crisi senza precedenti», «i ricchi politici costruiscono mura, barriere attorno alle loro case […] lo fanno perché amano chi è all’interno». A partire da ieri sera queste parole sono diventate virali. Le tre di notte italiane, le venti statunitensi, con un discorso dallo Studio Ovale di circa dieci minuti l’ex imprenditore americano cerca di far leva sull’opinione pubblica sull’imminente “crisi umanitaria” provocata dai migranti messicani.
«Ogni settimana 300 dei nostri cittadini vengono uccisi solo dall’eroina, il 90% della quale attraversa il nostro confine meridionale. Nel corso degli anni migliaia di americani sono stati brutalmente uccisi da coloro che sono entrati illegalmente nel nostro Paese e altre migliaia di vite andranno perse se non agiamo ora».  È questa la frase che ha destato maggior interesse. In realtà, due delle testate più autorevoli degli Stati Uniti – Washintgon Post e New York Times – hanno smentito in tempo reale queste affermazioni. Infatti, la maggior parte della droga introdotta negli Stati Uniti varcherebbe le porte del Paese legalmente attraverso i porti di entrata al confine meridionale, non attraverso il “deserto”. Secondo Fausta Speranza, autrice del reportage edito dalla nostra casa editrice MESSICO IN BILICO. VIAGGIO DA VERTIGINE NEL PAESE DEI PARADOSSI:

“Trump ha fatto dell’idea della barriera un cavallo di battaglia e ha inaugurato sulla questione un vocabolario di inedita durezza, oltre ad accompagnare il tutto con minacce di espulsioni di tutti gli immigrati arrivati in modo irregolare […]. La durezza della posizione di Trump non sta solo nel cemento armato – ora acciaio – e nella decisione di mobilitare l’esercito – 7000 soldati –. Il punto è che ha rimesso in discussione il Trattato di libero commercio tra Stati Uniti, Canda e Messico (Nafta) […]. Al suo arrivo alla Casa Bianca, negli Stati Uniti vivevano circa undici milioni di immigranti irregolari, di cui moltissimi in grado di dare un contributo a diverso titolo all’economia statunitense. Dunque, non è solo questione del muro per bloccare traffici, ma di un cambio delle regole commerciali e di un futuro incerto per tantissime famiglie. Su questo punto è battaglia legale con diverse autorità, in particolare sui cosiddetti dreamers, i migranti arrivati irregolarmente da bambini. […]. Spesso gli Stati Uniti sono l’unico territorio che hanno calpestato, l’unico di cui conoscano la lingua, quello di cui si sentono cittadini”.

Per chi volesse saperne di più consigliamo la lettura del libro della giornalista Fausta Speranza, un testo che offre il background dell’intera vicenda e ripercorre le vicende del confine tra più antiche pratiche di contrabbando e più recenti traffici di droga, di armi e di esseri umani, affrontando l’annosa questione del muro tra territorio statunitense e messicano.

Il libro-reportage, inoltre, il prossimo 14 gennaio, presso la sala Koch di Palazzo Madama, riceverà una Menzione speciale al Premio Giornalismo di Inchiesta Franco Giustolisi, un premio dedicato al giornalismo d’inchiesta nel nome di uno dei suoi più efficaci e coraggiosi interpreti.

 

 

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