Un estratto da “Afghanistan, dove tutto cambia per non cambiare mai”

17/09/2026. “Nel giro di due anni, i Talebani estesero rapidamente il loro controllo su gran parte del Paese, sconfiggendo i signori della guerra – scrive Giorgia Pietropaoli nel volume dal titolo Afghanistan, dove tutto cambia per non cambiare mai. Nel settembre 1996, entrarono trionfalmente a Kabul, la capitale, e proclamarono l’Emirato islamico dell’Afghanistan. Questo regime fu riconosciuto solo da tre Paesi: Pakistan, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Durante il loro primo periodo al potere, l’applicazione della sharia fu estremamente rigida e repressiva, in particolare per quanto riguarda i diritti umani. Le donne furono private di quasi tutti i diritti fondamentali e furono loro imposti il divieto di lavorare (salvo alcune eccezioni per il personale medico), il divieto di istruzione oltre la scuola primaria, l’obbligo di indossare il burqa integrale in pubblico e il divieto di uscire di casa senza un mahram, ovvero un parente maschio stretto. Ogni trasgressione era punita severamente, spesso con violenza”.

Nell’agosto del 2021, dopo una breve parentesi di libertà, l’Afghanistan è tornato nuovamente sotto il controllo pressante e oppressivo dei Talebani. In Afghanistan, dove tutto cambia per non cambiare mai Giorgia Pietropaoli si interroga su come si viva ora in Afghanistan, quali diritti sono stati negati, principalmente alle donne, quanto è profonda la crisi economica e sociale che attraversa il Paese.

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