Un estratto da “Articolo 1”

22/12/2022. “I rider portano sin dentro le nostre abitazioni cibo e bevande da noi ordinati comodamente in poltrona, salvo poi, una volta effettuata la consegna, chiudere la porta di casa fregandocene della fatica che caratterizza la vita di quel ragazzo o ragazza originari del Mali, della Nigeria, della Tunisia o anche italiano – scrive il sociologo Marco Omizzolo nella collettanea da lui curata dal titolo Articolo 1. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro sfruttato. A noi interessa il pacco, il suo contenuto e il servizio che ci viene reso e che ci fa sentire serviti e dunque così tanto moderni. E mentre il Covid-19 ci ha chiuso dentro casa, migliaia di edili, ogni giorno, costruiscono le nostre abitazioni vivendo lo sfruttamento dei subappalti, il cottimo, il pericolo costante di cadere dall’impalcatura e di non tornare più a casa. Anche questi costruttori dei nostri focolai sono la servitù immigrata che ci fa comodo e di cui non vogliamo prendere coscienza”.

Sfruttamento, razzismo, violenza e mafie non sono fenomeni occasionali o marginali. Si tratta di fenomeni sociali e sistemici che caratterizzano parte del sistema sociale e produttivo del Paese. Sono però sempre più le persone che ogni giorno lottano contro queste degenerazioni. Articolo 1 racconta le storie e le ragioni che spingono a non abbassare più la testa ma a ribellarsi contro i padroni e i padrini di questa Italia. Dalle condizioni di lavoro dei braccianti immigrati in Italia allo sfruttamento nel settore della pesca, dei riders, dell’edilizia e del commercio, dalla lotta legale per ottenere verità e giustizia per Soumaila Sacko allo sfruttamento di nostri connazionali nella coltivazione del tabacco, dalle lotte dei braccianti italiani emigranti in Messico agli inizi del Novecento a quelle dei braccianti immigrati per il diritto al lavoro e all’ambiente condotte oggi in Italia, fino alla comprensione dello sfruttamento vigente in aree a tradizionale sviluppo economico e benessere sociale, come la Toscana, conoscere è la prima forma di emancipazione dal giogo delle mafie e del caporalato. Per non essere complici o indifferenti è necessario approfondire e partecipare alla vita degli sfruttati e alla loro piena e legittima domanda di giustizia e libertà.

Con testi di:
Marco Benati, Jean René Bilongo, William Chiaromonte, Beppe De Sario, Emilio Drudi, Sara Manisera, Angelo Mastrandrea, Federico Oliveri, Marco Omizzolo, Sara Pirandello, Arturo Salerni, Pina Sodano

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