Un estratto da “Black Sisters”

17/04/2025. “Oltre un decennio fa UN Women, ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile, pubblicava una serie di dati allarmanti riguardanti la (non) partecipazione delle donne ai processi di pace – scrive la giornalista Antonella Sinopoli nel libro dal titolo Black Sisters. Le donne e la guerra nell’Africa subsahariana. Nel 2008 risultava che dei 280 partecipanti a 33 negoziati a livello globale solo undici fossero donne, il 4 per cento. Un’analisi di 31 importanti processi di pace svoltisi tra il 1992 e il 2011 rivelava che solo

il 4 per cento dei firmatari erano donne, solo il 2,4 per cento erano state attive come mediatrici, solo il 3,7 per cento erano intervenute in veste di testimoni e solo il 9 per cento come negoziatrici. Lo studio mirava a sottolineare l’improcrastinabile applicazione della Risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, approvata all’unanimità nel 2020. Una risoluzione che – “riconoscendo l’alto grado di violenza patita dalle donne e dalle ragazze nei conflitti, inclusa quella sessuale” – affermava la necessità che le donne partecipassero ai processi di pace e obbligava gli attori coinvolti nei conflitti, compresi Stati e gruppi armati, a coinvolgere le rappresentanze femminili nei negoziati. La realtà, evidentemente, è un’altra. Ed è spesso accaduto che la battaglia di politiche e attiviste si risolvesse nel mero riconoscimento di un ruolo di osservatrici senza diritto di parola e dunque nessun ruolo nelle discussioni, meno ancora nelle decisioni”.

Black Sisters. Le donne e la guerra nell’Africa subsahariana è un libro che vuole dare visibilità a tutte le donne africane, sia a quelle dimenticate nei campi profughi o costrette a subire continui abusi di potere, sia alle eroine silenziate, escluse da una narrazione sempre al maschile, nonostante abbiano dato un immenso contributo alla Storia.

“Nel futuro prossimo venturo alle donne africane spetterà il ruolo più difficile e impervio: quello di costruttrici di pace”. (Enzo Nucci)

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