16/01/2024. “Anche se sono cresciuto in Belgio, mia madre mi ha sempre parlato in lingala, la sua lingua, dunque la mia. Il lingala è solo una delle lingue del Congo, ma è la più parlata, seconda solo al francese, la lingua dei belgi. Il lingala, la voce del Congo, della mia Africa, ha coperto il vuoto lasciato da mio padre. Fra me e mia madre, nel nostro parlare quotidiano, il lingala s’è inserito come una presenza viva. In qualche modo la lingua madre mi ha cresciuto con voce di padre.
Io, congolese belga, ho ventidue anni. Sono cresciuto senza che mi mancasse mai niente. Sono al terzo anno di Medicina all’università di Bruxelles. Un nero fra bianchi e neri ormai tutti uguali. Sono un bravo ragazzo. Studio con impegno. Fra una lezione e l’altra gioco a basket sugli asfalti di periferia. Oltre a ciò, ammazzo tutti un’ora al giorno nei videogiochi che infestano il mio computer. È uno sfogo intimo. Liberatorio. Lo faccio lontano da mia madre. Lei si arrabbia quando mi vede giocare. Vede nel mio gusto la rinascenza di una brutalità tribale. Le riaffiorano brutti ricordi. Le faccio paura, dice. È l’adolescente che è in me ad avere bisogno di combattere, di far esplodere teste e corpi a fucilate. Non c’entra niente con l’Africa. Fino a una settimana fa, l’Africa non l’avevo più rivista.
Il mio nome è Marcel. La mia lingua è il francese. Il mio Paese è l’Europa”.
Si presenta così Marcel, il protagonista del romanzo firmato da Daniele Zanon e Daniele Gobbin dal titolo Caccia all’oro. In Congo, sulle tracce del tesoro dei mercenari in cui un incontro fortuito con un anziano colonnello ex mercenario porterà Marcel alla ricerca di un enorme tesoro nascosto in Congo. In un crescendo di incontri e scontri, Marcel toccherà con mano, a rischio della vita, tutte le contraddizioni del Congo e del continente: la vita pacifica dei pigmei, la violenza dei ribelli, la sete di ricchezza di uomini corrotti, la vita assurda dei lavoratori delle miniere, la sete di riscatto di tante, troppe persone che sognano un futuro diverso.

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