Un estratto da “eSwatini, il sottosopra del mondo”

09/09/2026. “Camminando tra la terra rossa dell’eSwatini, ci si accorge presto che ogni aspetto della vita, anche il più umile, è influenzato da una struttura di potere che non ha eguali nel mondo moderno – scrive Vittorio Aimati in eSwatini, il sottosopra del mondo. È una realtà dove la consuetudine si fa legge e la legge si fa rituale. Il pilastro di questo sistema è riassunto in una frase che risuona come un mantra nelle corti reali: Inkhosi Yinkhosi Ngenina. Letteralmente significa: “Un re è re attraverso sua madre”. Qui, infatti, la linea di successione non è un diritto di nascita del primogenito, ma un riconoscimento della dignità della madre.

A differenza delle monarchie europee, nessun sovrano in carica ha il potere di nominare il proprio successore. Quando il trono rimane vacante, la famiglia reale si chiude in un conclave di tradizione per decidere quale delle mogli sarà elevata al rango di Grande Madre – l’Indlovukazi, termine che nella lingua locale significa “l’Elefantessa”. Il figlio di questa donna diventerà, per automatismo sacro, il nuovo monarca”.

In una delle ultime monarchie assolute del mondo, il contrasto tra i pochi che vivono nel lusso e la grande maggioranza della popolazione che trova riparo nelle capanne di fango e legno è stridente e la vera scommessa non è accumulare oggetti, ma conservare l’umanità sotto il peso della malattia – l’ombra dell’Aids che tutto avvolge – e della miseria.

eSwatini, il sottosopra del mondo ci accompagna in un viaggio in un mondo sottosopra il cui scopo ultimo è scardinare i pregiudizi, in un Paese in cui l’emergenza è quasi la linfa di una quotidianità che spinge la popolazione a capolavori di resistenza.

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