Un estratto da “Ho visto volare i fenicotteri”

18/03/2024. “Come diceva Eraclito: “Tutte le cose sono uno, da tutte le cose l’uno e dall’uno tutte le cose”. Ogni oggetto e ogni “nota” si legano agli altri componenti dell’insieme. Allo stesso modo, ogni organismo è legato all’ambiente in cui vive. C’è un costante dialogo. L’ambiente non è solo lo spazio in cui stiamo facendo un’osservazione. I suoi confini sono molto più ampi e potrebbero fuggire alla nostra immaginazione. Ci siamo abituati a pensare alla vita delle diverse forme come “rinchiusa” all’interno dei confini fisici o politici che abbiamo creato. Le azioni comunicative che tendono a isolare un luogo, ad esempio creando dei varchi d’ingresso, producono un danno concettuale difficile da riparare. Le frontiere esistono solamente nella nostra mente, sono dei freni che impediscono alla vita di fluire. Laddove questa non lo può fare, rischia di interrompersi bruscamente, oppure di deteriorarsi con l’avanzare delle generazioni. La vita si muove – o almeno ci prova. Non ha barriere. Così facendo, porta informazioni da una parte all’altra del pianeta. A ogni incontro avviene uno scambio che contribuisce a farla andare avanti e a darle nuove forme. Gli animali e i vegetali, e non solo loro, sotto la “pelle” cambiano e si trasformano di continuo. È per questo che “conservare” una specie può voler dire conservare più ambienti. Custodire la vita significa conservare il mondo nella sua interezza, o almeno buona parte di esso”.

Il brano sopra riportato è un breve estratto del nuovo libro del nostro autore Gabriele Bertacchini, divulgatore ambientale, dal titolo Ho visto volare i fenicotteri. Il ritorno della vita sulla Terra, un testo in cui fenicotteri rosa, castori, lontre, orsi, lupi e tanti altri ci aiutano a ristabilire la cultura del limite e una visione d’insieme fatta di relazioni ed emozioni, che sono alla base della vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *