Un estratto da “Interno Pankisi” di Matteo Zola

18/02/2022. “Qui niente, non interessiamo a nessuno. Però adesso hanno deciso che la valle si deve sviluppare, vogliono impiantare una centrale idroelettrica. Dicono che è per noi, ma mica è vero. Le ditte son tutte della capitale, il lavoro è per i georgiani, non per noialtri. La valle sarà sfigurata, i turisti non verranno più”.
“Perché, adesso ci vengono?”.
“Qualcheduno ci viene. Per le montagne, per vederci come viviamo. Non è il massimo, ma è un inizio”.
“E non han paura delle barbe? Si legge di tutto da noi”.
“Certo che ce l’hanno, ma chi viene qui, viene per l’avventura”.
“O per fare un safari tra i poveracci”.
“Però almeno vedono che non siamo bestie”.
“Vi fanno le foto, e voi in posa con l’abito buono a suonare la dombra. Con la centrale magari ci sarebbe lavoro, qualcosa potrebbe cambiare”.
“Per ora è cambiato solo che la polizia ci bastona. Vai a vedere tu stesso, oggi c’è una protesta di quelli che gli vogliono togliere le case e le terre”.

Il brano che avete letto è tratto dal libro di Matteo Zola dal titolo Interno Pankisi.
Nel Caucaso, dietro la trincea del fondamentalismo islamico
in cui un uomo, mosso dal desiderio di appartenere a un luogo di cui ormai è straniero, torna nella valle in cui è cresciuto, tra le montagne del Caucaso. Lì ritrova il suo popolo, una minoranza musulmana di origine cecena scossa da tensioni religiose e sociali, e inevitabilmente la sua mente va al passato di quando era ragazzo, un passato in cui la storia personale e quella collettiva si incrociano: le guerre cecene, la diffusione del salafismo, la lenta scomparsa di una comunità e di una cultura.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *