26/04/2022. “Potevano essere le due di notte, viale Andrássy riposava sotto la silenziosa coltre di neve vergine. A quell’ora non c’erano carrozze che squarciassero il tappeto bianco, e fuori, fra le ville si muoveva appena qualche passante. Dalle parti del bosco improvvisamente colpito da un grande biancore la neve chiareggiava soavemente. Nell’insieme era una notte invernale dolce e silenziosa, dormiva la moltitudine dei villini, e nei giardinetti sonnecchiavano anche gli abeti con i loro berretti di neve in testa. Solo silenzio, solo verginità, un tappeto morbido bianco e uniforme a perdita d’occhio; quell’aria dura, fredda, pulita, diretta che trasmette anche il rumore più lieve. Da lontano, da un punto dell’Oktogon, giungeva fievole il crepitio degli spazzaneve. Poi cessò anche quel rumore. I lampioni irradiarono luce dappertutto disegnando un cuneo in un punto lontano in fondo all’orizzonte, e il silenzio, quel silenzio invernale, fu perfetto. Viale Andrássy dormiva”.
Siamo a Budapest, nel 1905. Elza, la protagonista del romanzo di Ferenc Molnár dal titolo Storia di una ragazza di Pest, ora in libreria con la traduzione di Andrea Rényi, è una giovane donna in età da marito che non risponde alle aspettative della società del tempo nei confronti delle ragazze nel suo stato. Si ribella, alternando flirt e letture di romanzi francesi considerati arditi e mantenendo vivo dentro di sé il ricordo del primo e tormentato amore verso un giovane di classe sociale inferiore. Elza dovrà tuttavia piegarsi a un matrimonio d’interesse per riscattare l’onore perduto e le disastrose finanze della famiglia.
Storia di una ragazza di Pest, un romanzo che fotografa il momento di maggior sviluppo di Budapest, sviluppo che stride con le convenzioni sociali, particolarmente arretrate soprattutto nei confronti delle donne.

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