28/01/2026. “Pedalo ormai da più di undici ore. Da un paio, a farmi compagnia ci sono pure la pioggia e il freddo. Mi domando come sia possibile che il 14 agosto ci siano 11 gradi. Ma tant’è. Inutile porsi troppe domande in questo Everesting, così come nella vita. Una volta che sei partito, devi
puntare dritto all’obiettivo, provare e riprovare. Finché arrivi in cima, tagli il traguardo, vinci. Mi concentro sui piccoli obiettivi: superare quel rettilineo, raggiungere quel tornante, oltrepassare quel cartello stradale. Mentre salgo, i morsi del freddo non li sento, le gocce di pioggia sono carezze.
Quando però sono in discesa la sofferenza è vera perché la pioggia e il freddo morsicano le gambe, paralizzano le braccia, feriscono le mani, pietrificano le dita, torturano il viso. Le gocce di pioggia sono lame”.
Il brano sopra riportato è tratto dal libro scritto a quattro mani da Sanel Kaltak e Ilario Tancon dal titolo Via da Sanski Most. La guerra in Bosnia, la fuga a piedi, l’Everest in bicicletta. Un libro che è allo stesso tempo il racconto di una impresa sportiva, l’Everesting, e una sfida con la vita, la fuga dalla Bosnia Erzegovina all’inizio della guerra, il periodo da profughi in Istria, fino ad arrivare all’accoglienza in Italia e ai successi dell’età adulta.
Via da Sanski Most oscilla tra la fatica della sfida di endurance e le tappe fondamentali della vita di Sanel, prima bambino poi adulto, che ha sempre guardato avanti e voluto fortemente, con tutto se stesso, farcela sempre.

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