06/10/2020. Cosa succede quando le cose non vanno nel mondo in cui avevi previsto, immaginato e sognato? Quando vieni a sapere che il tuo bimbo che deve nascere, che non hai ancora potuto stringere tra le braccia, hai dei seri problemi di salute, degli handicap davvero importanti? Ogni priorità cambia, l’orizzonte muta, la felicità è il presente.
Alessandro Domenighini in Reparto Paternità attraverso una narrazione intima e intensa mette a nudo le difficoltà di essere padre di un figlio speciale. Vi regaliamo un breve estratto del libro, che verrà presentato mercoledì 7 ottobre a COMO, presso la libreria Ubik, piazza San Fedele 32, ore 18,00. Dialogano con l’autore Olivia Molteni Piro insieme a Emilio Frigerio. Per partecipare all’incontro è necessario prenotarsi chiamando il numero: 031/273554, o scrivendo una mail a como@ubiklibri.it.
“Vorrei precipitarmi a coccolarlo ma resisto ancora qualche istante; mi piace osservarlo mentre non sa che sono qui. Hermann è bellissimo. Ma davvero noi due non ci siamo mai conosciuti prima? Ho l’impressione, anzi ho la certezza di averti già incontrato da qualche parte, tanti tanti anni fa, un milione di anni fa…
Faccio il giro del lettino e mi metto proprio dietro di lui. Mi ignora ancora. Non può vedermi né sentirmi perché è sordocieco. Sono pronto ad annunciare il mio arrivo.
TRULLI-TRULLI-TRULLI… Le mie dita tamburellano la sua testolina. Hermann si blocca di colpo: chi c’è? Come reagirei io se, cieco e sordo, mi sentissi toccare da uno sconosciuto? Con entrambe le mani scivolo lungo le sue braccia, come mi hanno insegnato: lento, metodico, prevedibile. Si sta tranquillizzando.
Che papà maleducato! Non gli ho ancora detto che sono io. Mi chino appoggiando le labbra sui suoi capelli sparuti e inizio a strofinare lievemente, su e giù, destra e sinistra, piano piano.
D’un tratto sorride: mi ha riconosciuto. Questo modo di accarezzarlo è solo mio. Sì, sono proprio il tuo papà, il tuo papà coi baffi! Questi baffi corti e ispidi sono il pettine speciale, la parola magica, il codice d’accesso.
Ora è proprio contento, si rilassa quando lo pettino così. Ruota gli occhioni per cercarmi. Mi vede? Non mi vede? Qualcosina forse sì, un’ombra, ma è un’illusione da papà.
Alza le manine, vuole che “parliamo”. Gliele afferro e le accompagno sul mio viso; mi ispeziona curioso; ritrova i baffi e si lascia solleticare. Poi le nostre mani si incrociano e cominciano a cantare. Mi stringe le dita, chiude il pugno dentro le mie, ci sveliamo mille segreti che nessun altro potrà mai capire. Con le sue dita mi dice che è tanto contento di avere un papà così coccoloso.
Coccoloso io?! Proprio io che non coccolo più nessuno, neppure i tuoi fratelli, neppure tua madre.
Ma tu sei tu, tu sei speciale. Tu sei il mio piccolo lupacchiotto omega.”

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