Un ricordo di Miroslav Krleža

29/12/2022. Il 29 dicembre 1981 si spegneva a Zagabria, a 88 anni, Miroslav Krleža, romanziere, poeta, drammaturgo, saggista, critico letterario ed enciclopedista a cui Silvio Ziliotto ha dedicato un’inedita e accuratissima biografia con il volume dal titolo La sentinella del piccolo popolo. Storia di Miroslav Krleža, l’uomo che visse sette vite.

Vogliamo ricordare la figura di Krleža con un estratto dal libro di Silvio Ziliotto incentrato sul significato universale di letteratura.

È indubbio che per un autore come Miroslav Krleža, che ha operato per sì lungo tempo lasciando un’eredità di opere e di pensiero che per molti anni sarà ancora oggetto di studio, la letteratura abbia coinciso, nella quotidianità come nella gloria, con la sua stessa esistenza. Emerge chiaramente il suo pensiero sulla letteratura attraverso alcuni brani estratti dai Razgovori s Miroslavom Krležom, il libro intervista di Matvejević in cui Krleža ci lascia in eredità le sue ultime alte riflessioni su questi temi. Egli ebbe sempre un’idea di letteratura in evoluzione, mai cristallizzata e soprattutto sempre indipendente dai centri di potere e dalle tendenze effimere della società. Infatti, ammoniva i suoi lettori “a non dimenticare che quando una letteratura in sordina inizia a celebrare in modo patetico la tradizione, questo è l’inizio della sua fine: il segnale certo della decadenza della mente e dell’ispirazione. Quando si inizia a scrivere sulla base di concetti poetici o letterari già sfruttati o di canoni tradizionali, la scrittura, perdendo la sua novità e la sua creatività, diviene scuola di stile: inizia quindi il confronto banale tra differenti impostazioni estetiche, lontano dai significati profondi, divenendo una strega dai trucchi scontati e dall’imbroglio palese”.

Per Krleža il letterato deve rifuggire la leziosaggine e non deve mai dimenticare il suo ruolo di denuncia, il suo impegno sociale, facendo attenzione che non sia a discapito della propria produzione artistica; ecco perché deve cercare di trovare un equilibrio tra due filosofie estreme di scrittura: l’opera come puro divertissement fine a se stesso e, all’opposto, il lavoro letterario come monolitica espressione di un’ideologia”.

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