12/08/2021. “Mi chiamo Günter, Günter Wetzel. Nel 1973, assieme all’amico e collega Peter Strelzyk, e alle nostre mogli Petra e Doris, abbiamo deciso che forse meritavamo qualcosa di più. Per questo abbiamo costruito una mongolfiera e, dopo un paio di tentativi andati male, nel settembre del 1979 siamo riusciti a fuggire all’Ovest con i nostri figli. Mi ricordo che quando siamo fuggiti era notte, che era di sabato e che soffiava una brezza forte e costante che proveniva da Ovest. Il solo pensiero di andarcene aveva attraversato le nostre menti per anni, ma sapevamo bene che tentare una fuga via terra era molto pericoloso. E se via cielo avevamo più possibilità, però non avevamo alcuna certezza di farcela: per questo eravamo anche coscienti che fallire sarebbe significato finire in carcere e perdere la custodia dei nostri bambini. E poi, provare a volare oltre confine poteva anche voler dire rischiare di morire. Ma abbiamo dato fondo a tutto il nostro ottimismo e in qualche modo ce l’abbiamo fatta”.
Il 13 agosto del 1961 iniziò la costruzione di un muro, divenuto negli anni il Muro, che divise per 28 anni Berlino, rispondendo alle logiche della cortina di ferro, nata a seguito della divisione ideale e ideologica dell’Europa in blocchi, rispondenti alla sfera di interesse statunitense o sovietico.
Lucio Rizzica, nel libro Confine invisibile da cui abbiamo estratto questo brano, ricostruisce la storia del Muro e quella delle tante e avventurose fighe che lo hanno visto protagonista. Tra queste la vicenda di Günter Wetzel, intervistato a lungo dall’autore, ha un che di emblematico, riunendo in sé il desiderio di fuga e libertà uniti alla creatività del mezzo di fuga.
Confine invisibile è un libro per ripercorrere anni della nostra storia e società contemporanea grazie al vissuto reale di donne e uomini in cerca di un diverso ideale di vita.

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