Versi da “C’ero e non c’ero” di Roberto Polce

06/03/2026. Mia madre ripeteva che la vita
è solo un’affacciata alla finestra.
Pensavo, allora: povera vecchietta,
l’età le deve aver dato alla testa.
Quando capii che aveva visto giusto
ormai era agli sgoccioli la festa:
si stava richiudendo senza scampo
anche la mia finestra.

Roberto Polce nella silloge dal titolo C’ero e non c’ero. Repertorio di epitaffi pronto uso da cui abbiamo tratto alcuni versi imbastisce un dialogo con alcuni defunti che, quasi ogni giorno, vengono a fargli visita. Il desiderio dei morti è, solitamente, quello di lasciare un ricordo, un pensiero di come realmente vogliono essere ricordati dai cari ancora in vita. Polce diventa così uno strumento di queste voci, perché possano non andare perdute.

C’ero e non c’ero. Repertorio di epitaffi pronto uso è un volume per riflettere sulla caducità della vita umana, su quanto ci impegniamo a ricorrere cose che ci sembrano importanti, tralasciando spesso quello che conta realmente.

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