Višegrad, 16 settembre 2005, l’arresto di Sredoje Lukić –

14/09/2018. I nomi dei cugini Sredoje e Milan Lukić sono tristemente noti a Višegrad, cittadina della Bosnia orientale bagnata da quella azzurra e fredda Drina cantata da Ivo Andrić, dal momento che i due sono stati protagonisti, nel corso dell’estate del 1992, di una serie di episodi disumani, tra cui l’uccisione a sangue freddo di sette musulmanibosniaci, i cui cadaveri vengono gettati nella Drina, e della combustione di cinquantacinque persone – tra cui una neonata di tre giorni di vita – in una cantina di Pionirska ulica, nella quale i Lukić lanciano ordigni incendiari alimentando poi le fiamme per ore con la benzina. L’orrore è continuato con toni di questo genere per tutta l’estate, finché la pulizia etnica ai danni dei musulmani-bosniaci – che costituivano il 63 per cento della popolazione locale – viene portata a termine con operazioni di rastrellamento, deportazioni e omicidi di massa di centinaia di civili all’interno di case private. Circa tremila persone vengono uccise e fatte scomparire.

“Le uccisioni, i furti, le violenze, le sparizioni forzate, gli stupri, le per­secuzioni, il terrore – testimonia il giornalista e scrittore Luca Leone nel reportage Višegrad. L’odio, la morte, l’oblio – continuano fino almeno al 10 ottobre 1994. Poi alle bestie di Višegrad viene rimesso il guinzaglio. Il lavoro che andava fatto è completo.

Alla fine del 1995 gli Accordi di Dayton mettono fine alla guerra. I cugini Lukić e i loro sottoposti tornano rispettabili e rispettati – oltre che liberi – cittadini. Višegrad è serbizzata e in loro potere. Non c’è, in quel momento, possibilità che i sopravvissuti tra i musulmani tornino.”

“I due cugini Sredoje e Milan Lukić – continua Luca Leone – sono messi sotto accusa dal Tpi de L’Aja il 26 ottobre 1998. Sono irreperibili. O almeno le autorità serbo-bosniache e serbe così dicono. Vengono catturati e messi a disposizione del Tribunale solo, rispettivamente, il 16 settembre 2005 e il 21 febbra­io 2006. Fino ad allora Milan Lukić è stato il ras di Višegrad, temuto, rispettato e adulato. E ha potuto porre in essere ogni tentativo possibile per impedire ai musulmani di rientrare in città, cosa che questi ultimi hanno cominciato a fare, timidamente e fra mille difficoltà, dal Due­mila. Quando poi ha visto stringersi, finalmente, le maglie della polizia intorno a sé, Milan Lukić si è dato uccel di bosco in Argentina, dove è stato successivamente catturato. Sredoje Lukić, invece, comandante della locale polizia, ha potuto anche prendere parte alla campagna di pulizia etnica contro gli albanesi del Kosovo, nel 1999. Forse non è un caso se una parte dei corpi delle vittime albanesi kosovare della violenza paramilitare serba siano stati gettati nelle acque del lago Perućac, dove tra il 1992 e il 1994 sono stati scaricati i cadaveri di molti musulmani-bosniaci di Višegrad.”

Il processo ai cugini Lukić inizia nel luglio del 2008 e, dopo la sentenza di primo grado del luglio 2009, bisogna attendere il dicembre del 2012 per poter leggere la sentenza definitiva di secondo grado emessa dal Tpi. In quest’occasione il Tpi conferma la condanna all’ergastolo per Milan Lukić ma riduce da trenta a ventisette anni quella di Sredoje, con il dissenso dei giudici Pocar e Liu. Il Tpi deve e vuole sbrigarsi, quindi non prende in considerazione tutti gli episodi di violenza attribuiti ai due carnefici. Milan viene così condannato per sei specifici episodi di uccisione, ovvero i fatti di sangue del 7 giugno 1992 (i dipendenti della Varda assassinati), rispetto ai quali viene attribuito di­rettamente all’imputato l’omicidio di cinque delle sette vittime; la morte di Hajra Korić e i trattamenti disumani inflitti alle persone recluse nel campo di prigionia di Uzamnica; la strage di Pionirska ulica; l’assassinio diretto delle persone rinchiuse nella casa di Pionirska ulica che tentavano di fuggire; la strage di Bikavac.

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