Višegrad, 27 giugno 1992, l’incendio a Bikavac

26/06/2020. Višegrad, cittadina della Bosnia orientale, entra dalla primavera del 1992 nel vivo del conflitto che costerà alla ex repubblica jugoslava circa 120.000 morti, due milioni di sfollati interni e un milione e mezzo di profughi. Il gruppo paramilitare delle Aquile bianche – guidato dai cugini Milan e Sredoje Lukić – tiene in ostaggio la città seminando terrore e attuando una radicale pulizia etnica ai danni della popolazione civile musulmano-bosniaca, che costituisce circa il 64 per cento dei residenti.

Il 27 giugno vede protagonisti ancora i cugini Lukić, in un tremendo ripetersi di quanto avvenuto pochi giorni prima a Pioniriska ulica.

Ripercorriamo i fatti di quel terribile giorno grazie all’attento lavoro di ricostruzione del giornalista Luca Leone nel libro Višegrad. L’odio, la morte, l’oblio.

“È il 27 giugno 1992, a Bikavac, un quartiere periferico di Višegrad, i cugini Lukić si ripetono, non paghi. Amano giocare col fuoco, così rin­chiudono in una casa altri settanta musulmani circa, tra cui dei neonati. Poi appiccano il fuoco col sistema di Pioniriska ulica. Secondo alcune fonti, tutti sarebbero arsi vivi; secondo altre fonti, le vittime sarebbero state almeno sessanta. Nello stesso giorno si ha notizia di almeno cinque donne trasferite nell’hotel pubblico con terme annesse di Višegrad, il famigerato Vilina Vlas, trasformato in bordello, dove le prigioniere sono violentate per giorni dai paramilitari e dai loro fiancheggiatori. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, al Vilina Vlas sono state detenute e maltrattate circa duecento donne. Alcune si sono suicidate. La maggior parte sono state uccise o sono scomparse. Ma del Vilina Vlas avremo modo di parlare a lungo”.

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