07/04/2026. “In un tempo che tende all’omologazione, il Piemonte rimane fedele alla propria identità. I suoi vitigni autoctoni non sono mode rispolverate, ma presenze mai dimenticate – scrive Pietro Fusco nel volume dal titolo I vitigni autoctoni del Piemonte. Radici e custodi del vino italiano. Sono storie vive che uniscono generazioni, contadini, enologi, famiglie intere. In questa terra la misura è un valore. I grandi vini piemontesi non gridano: si fanno ascoltare, con pazienza e profondità. La loro eleganza è sobria, la potenza non è mai ostentata. Anche nei rossi più strutturati si coglie una tensione narrativa che non rincorre l’effetto, ma la verità.
Ogni vitigno è espressione di un luogo, di una cultura, di una comunità. Conoscerli significa entrare in contatto con le persone che li hanno salvati, coltivati, tramandati. La biodiversità è solo una parte della ricchezza: l’altra parte e umana, fatta di lavoro, dedizione, fedeltà”.
I vitigni autoctoni del Piemonte. Radici e custodi del vino italiano è un viaggio attraverso i vitigni autoctoni piemontesi, dai grandi nomi amati in tutto il mondo, come Nebbiolo, Barbera e Dolcetto, fino ai vitigni cosiddetti minori o quasi dimenticati, come Bian Ver, Doux d’Henry, Gamba di Pernice, Uvalino. Ogni scheda alterna precisione tecnica e sensibilità narrativa: dati ampelografici, descrizioni sensoriali, curiosità storiche e suggerimenti gastronomici si intrecciano a racconti di paesaggi, memorie familiari e ritratti di viticoltori in un percorso che è, allo stesso tempo, degustazione, scoperta culturale e ricerca, dietro ogni calice, della storia di una terra fiera e generosa, che nel vino continua a custodire la propria anima.
“Questo libro è un invito, un gesto d’amore, un atto di custodia”. (Sara Zappoli)

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