26 aprile 1986, il disastro di Chernobyl

26/04/2021. “Due trampolini intatti, appollaiati come avvoltoi sopra le macerie di una piscina circondata da orme di cinghiale. L’hotel Polissaya, la Casa della cultura, l’involucro scarno di un ristorante dall’insegna solenne. Carcasse di una vita che oggi è arduo tentare d’immaginare, camminando per queste strade desolate dal tracciato ormai indistinto, in mezzo a edifici logori e tra erbacce invadenti.
Il gelo del febbraio ucraino rapprende le sensazioni e lo stupore in un cristallo di tempo.
Pripyat è l’archetipo della città fantasma. Fu costruita nel 1970 per alloggiare i lavoratori della centrale nucleare di Chernobyl insieme con le loro famiglie. Quarantaseimila persone che vennero caricate su pullman da turismo soltanto trentasei ore dopo la catastrofe del 26 aprile 1986. Qualcuno appese alla porta di casa un cartello con scritto:
«Visitatore, non rubare i nostri oggetti. Torneremo».
Nessuno è più tornato”.

Abbiamo deciso di ricordare il 35° anniversario dell’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl con questo brano tratto dal reportage di Emanuela Zuccalà dal titolo Giardino Atomico e di accompagnarlo con le descrizioni e le immagini di Massimiliano Squillace in Chernobyl, scatti dall’inferno.

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