05/04/2024. “La corriera era piena, i posti tutti occupati tranne la prima fila, quasi che nessuno dei passeggeri volesse avere dei contatti con il conducente. Le donne sedevano vicino ad altre donne, parlavano tra loro in un dialetto di cui afferravo a fatica poche parole. Fra gli uomini, qualcuno si era adagiato sul sedile con la fronte appoggiata al finestrino e lo sguardo perso verso la campagna, assorto in chissà quali pensieri. Ogni cosa mi appariva strana, in questa terra che odorava di selvaggio. In mezzo ai campi, spuntavano di tanto in tanto piccole sagome ricurve. Non sembravano neanche persone vive, piuttosto schizzi su una tela. E tutto intorno aleggiava un’aura di desolazione e di abbandono. Nel frattempo, il caldo aumentava. Era un caldo sconosciuto che seccava la gola e metteva ansia. Cominciavo a sentirmi stanco, esausto”.
Il brano sopra riportato è tratto dal romanzo di Paolo Vatta dal titolo Fine dei giochi che ci catapulta nell’Italia degli Anni Cinquanta quando un giovane prete – di cui abbiamo letto i pensieri – parte dal nord portando nel cuore il ricordo di un amore e attraversa l’Italia frastornata e ferita. Nella lontana Puglia lo attende il primo vero incarico della sua vita da religioso: sostituire l’anziano parroco che, dopo tanti anni, è venuto a mancare. Questa, almeno, la versione ufficiale.
Il paese dove è stato destinato pare senza tempo, una nicchia chiusa che la geografia del luogo protegge ed esclude dal resto del mondo, insieme a un manipolo di abitanti per nulla timorati di Dio, uniti in un segreto che esclude e uccide, dediti a un gioco strano e crudele che si consuma nello scantinato di un vecchio bar.
È che il Male, quando è evocato, diventa stanziale. Mette alla prova anche la più pura delle anime. Concupisce. Lambisce. Strega. Fa innamorare di sé. Paralizza il tempo, è infestante, avvolge tutto, uomini e cose, oscura il sole e forse estirparlo è impossibile.
L’autore presenta il libro a Udine domani alla libreria Friuli, via dei Rizzani 1/3, ore 11,00. Dialoga con l’autore Edi Pernici.

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