13/05/2021. “In Messico si combattono tante guerre, tutte invisibili – sostiene Giuseppe Carrisi nella sua nota introduttiva al nuovo libro dal titolo Il Paese che uccide le donne. Tra i cartelli della droga per il controllo del lucroso business. All’interno della miriade di bande criminali, che spadroneggiano armi in mano. Contro la parte sana della società civile che chiede giustizia. In Messico viene ammazzato chi denuncia, chi tradisce, chi si batte per la pace sociale. Chi si ribella ai soprusi, alle estorsioni o non paga i riscatti per gli ostaggi rapiti. Chi si mette sulle tracce di un parente o un amico scomparso. Chi reclama verità. Chi la verità la cerca, la indaga, la scrive. La urla. Nell’ultimo decennio – il più violento in assoluto – ci sono stati oltre 215mila omicidi. Uno ogni 23 minuti. Nemmeno Siria e Afghanistan raggiungono simili record. E migliaia di desaparecidos. E, poi, c’è la questione migranti, l’altro buco nero del Messico. Che continua a inghiottire vite umane. Nonostante la barriera di metallo e filo spinato, che avrebbe dovuto fermare il flusso dei disperati che inseguono il sogno americano: 3.100 chilometri di vergogna, diventati il simbolo di uno scontro tra due mondi opposti non solo dal punto di vista geografico. Il Messico è tutto questo. Un caleidoscopio di corruzione, malaffare e morte. Un Paese precipitato in una vera e propria emergenza umanitaria”.

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