“Il Paese che uccide le donne”, di Giuseppe Carrisi

26/04/2021. “Due colpi sordi sparati con il silenziatore fanno saltare la serratura della porta. Tre uomini, armi in mano e a volto coperto, entrano nella stanza. Uno mi punta la pistola alla tempia. Gli altri due imbavagliano Dana e la trascinano via. Tutto in pochi secondi. Provo a reagire. Fini­sco per terra, stordito da un colpo in testa. Mi rialzo sanguinante. Li inseguo. L’ascensore è bloccato. Mi precipito per le scale, ma quando arrivo giù, una macchina corre via sgommando.
“Perché non li ha fermati?”, urlo in faccia all’impiegato della reception.
“Non ho visto niente…”, mi risponde a occhi bassi”.
Attimi intensi, concitati, rappresentano l’inizio dell’incubo di Paul e Dana, protagonisti del romanzo storico scritto da Giuseppe Carrisi dal titolo Il Paese che uccide le donne, un libro che, attraverso personaggi di fantasia, racconta col piglio del reportage il Messico contemporaneo. Un Paese in cui per quasi tutti è difficile vivere, per una donna ancora di più. Paul e Dana si trovano così all’interno di una storia corale che ha per sfondo l’intero Paese, il cui cancro storico si chiama droga e la cui realtà, nell’ultimo decennio – il più violento in assoluto – è ben spiegata dal numero di omicidi: oltre 215mila, pari a uno ogni 23 minuti. Un Paese “fantoccio” in mano ai narcotrafficanti, che vanno a braccetto con pezzi delle istituzioni. Un Paese dove con sessanta euro si può affittare un killer. Dove i femminicidi sono all’ordine del giorno. E dove i poliziotti proteggono i delinquenti e gli innocenti vengono torturati per confessare crimini mai commessi.

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