“Il Paese che uccide le donne”, uno sguardo inedito sul Messico contemporaneo
On Giugno 8, 2021 | 0 Comments

08/06/2021. Più avanti, lo scheletro di una casa incendiata. Le fiamme hanno raso al suolo tutto. Si vedono i resti di quattro mura al vento. Il soffitto crollato. Le travi arse tra le macerie annerite. Un’altra è sventrata. Dal­le pareti spalancate fuoriescono i ferri d’armatura marroni di ruggine. Cumuli di mattoni sgretolati. Porte e finestre non esistono più. Tutta la via giace in rovina. Sembra di stare sul fronte di guerra. Allende come Baghdad, Kabul, Sarajevo. Come Aleppo o Grozny.
“Sono stati i Los Zetas – racconta Rafael sconsolato –. Il cartello più potente di tutto il Messico. E anche il più violento e sanguinario dell’in­tera America Latina”.

“E perché hanno ridotto così la città?”, gli domando. “Per eliminare quattro persone dell’organizzazione di cui non si fida­vano più”.

Giuseppe Carrisi, grazie a questo brano tratto dal romanzo dal titolo Il Paese che uccide le donne ci porta a contatto con una realtà spesso taciuta e volutamente ignorata che riguarda il Messico, un Paese in cui per quasi tutti è difficile vivere, per una donna ancora di più.
Paul e Dana sono, così, i protagonisti di una storia corale che ha per sfondo l’intero Paese, il cui cancro storico si chiama droga e la cui realtà, nell’ultimo decennio – il più violento in assoluto – è ben spiegata dal numero di omicidi: oltre 215mila, pari a uno ogni 23 minuti. Un Paese “fantoccio” in mano ai narcotrafficanti, che vanno a braccetto con pezzi delle istituzioni. Un Paese dove con sessanta euro si può affittare un killer. Dove i femminicidi sono all’ordine del giorno. E dove i poliziotti proteggono i delinquenti e gli innocenti vengono torturati per confessare crimini mai commessi.


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