04/11/2020. “Arrivò a Napoli, poi a Castel Volturno. In una villetta maltenuta e umida, nei pressi del mare. “Ma che pensavi, neanche un sacrificio?”, si disse. Il futuro era ancora pieno di speranza, lontano da brutti ricordi, tutto da scoprire. L’accolsero due transessuali. Fu contenta: credette che la potessero capire e consigliare. Ma niente, la predestinazione fu più forte: le due, insieme a varie altre che si alternarono, le strapparono i documenti e la percossero. Pensava che avesse fatto qualcosa di sbagliato, ma le spiegarono che era un avvertimento preventivo, nel caso non avesse voluto prostituirsi per ripagare il debito. «Ma quale debito? Mi sono pagata tutto da me», ripeteva e si ripeteva, impaurita, il cuore a percuoterle il petto come un tamburo tribale. Il viso, rigato dalle lacrime, non incuteva nessuna pietà. Giorni di violenza martellante: alla fine riuscirono a piegarla.”
Alfonso Reccia nel libro appena uscito dal titolo Fiori di strada. La tratta delle donne in Italia raccoglie le voci e le testimonianze di tante donne africane costrette a prostituirsi lungo strade percorse ogni giorno da migliaia di persone, talvolta con connivenze inimmaginabili, senza che qualcosa cambi davvero. Siamo nelle province di Caserta e Napoli, ma non c’è alcuna differenza con quelle di Milano, Roma o altre grandi città. Giovani donne e le loro vite, i loro dolori, i loro sacrifici, tante sconfitte e pochissime vittorie. L’odore nauseante di case umide, ferite mai rimarginate, anime dolenti, violenze fisiche e psicologiche. Ma anche una determinazione feroce, quasi ferina, un’animalesca sopravvivenza; e voglia di riscatto, di un vero sorriso e di lasciare quello squallido teatrino che serve per ammaliare voraci clienti o per esorcizzare i propri e gli altrui dèmoni. Fiori di strada, struggenti e inosservati, le cui storie gridano per essere conosciute da tutti.

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